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Curre curre guagliò – Il 12 settembre del 1979 quel fantastico 19.72 a Città del Messico. Pietro Mennea, la Freccia del Sud, dimostrò a tutti chi era il più veloce del mondo…

 

Pietro Mennea

 

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Curre curre guagliò – Il 12 settembre del 1979 quel fantastico 19.72 a Città del Messico. Pietro Mennea, la Freccia del Sud, dimostrò a tutti chi era il più veloce del mondo…

Giovedì 12 settembre l’anniversario del primato del mondo di Città del Messico ’79, la mitica volata della Freccia del Sud nei 200 metri. Le emozioni di un’impresa indimenticabile

Quel numero sulla maglia, 314, è un p greco barlettano, è una costante matematica inventata da un altro uomo del Sud, Archimede, è l’origine di un numero complesso su cui non si sono depositate le polveri del tempo: 19.72.

Pietro corse la prima metà in 10.34, la seconda in 9.38.

Quel 19″72 sui 200 metri di Mennea è durato fino ad Atlanta ’96 e rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Rimane comunque imbattuto in campo Europeo, proprio come Pietro stesso aveva pronosticato…

12 settembre 1979: quando la freccia del sud incanta il mondo

Da solo in una piccola stanza del villaggio universitario di Città del Messico. Una notte tutto sommato tranquilla quella di Pietro Mennea, alla vigilia di quel 12 settembre 1979, quanto abbassò il record del mondo nei 200m a 19″72. Il campione italiano sapeva di poter compiere l’impresa anche se, forse, non immaginava che quelle quattro cifre sarebbero rimaste nella storia dell’atletica per tre decenni.

“Ero teso ma non troppo, nulla a confronto delle vigilie delle Olimpiadi – raccontava Mennea nel 2009, a 30 anni da quel record – gli altri atleti dovevano battere l’italiano, io, invece, sapevo che la lotta era solo tra me stesso e il cronometro”.

E ci riuscì, lasciandosi alle spalle gli avversari di almeno cinque o sei metri. Fu per quello che le Universiadi di Città del Messico furono ribattezzate le “Menneadi”.

Ricordo che ai primi due turni feci 19″96 e 20″04. Poi arrivò la pioggia e qualcuno disse che era stato il Dio della pioggia messicano a benedirmi. La pista era completamente liscia e non avevo vento a favore. È stato un record battuto da solo. h”o vinto contro me stesso

Fu il boato del pubblico di Città del Messico a consacrarlo campione, lui che in quella settimana messicana riuscì a battere 12 primati tra mondiale, europei e italiani.

Non c’era il tabellone quindi quando arrivai al traguardo mi accasciai e aspettai l’applauso per capire quello che avevo fatto. Potevo arrivare a 19″60 e di certo se avessi battuto quel record alle Olimpiadi sarebbe stata tutta un’altra cosa

In un villaggio universitario tranquillo gli atleti vivevano senza troppi stress. “Avevo fatto amicizia con un bambino messicano, i genitori lo lasciavano tutto il giorno al villaggio. Salì anche sul podio con me. Ci siamo sentiti per diversi anni poi ci siamo persi. Ho davvero bei ricordi”.

Il suo 19″72 resta record europeo e ai Mondiali di Berlino, quelli in cui Usain Bolt ha fermato il miglior tempo sui 19″19 (20 agosto 2009), con il suo di tempo Mennea sarebbe arrivato secondo.

La profezia avverata

Credo che il mio record (europeo) arriverà almeno a 40 anni

Lo spiegava convinto Mennea nel 2009 e oggi nel 2019, il suo 19″72 è ancora lì, irraggiungibile per ogni atleta europeo.

 

 

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