Crea sito

Il blocco globale per Covid-19 sta salvando le api e l’ambiente: i fiori selvatici ricompaiono nelle città di tutto il mondo, le api tornano a ripopolare la terra e le emissioni segnano un ottimo -5,5%…

Covid-19

 

.

.

SEGUICI SULLE NOSTRE PAGINE FACEBOOK: Elogio alla Follia e Memory

.

.

Il blocco globale per Covid-19 sta salvando le api e l’ambiente: i fiori selvatici ricompaiono nelle città di tutto il mondo, le api tornano a ripopolare la terra e le emissioni segnano un ottimo -5,5%…

Sarà questa la primavera in cui salveremo le api, già in serio pericolo a causa di veleni, pesticidi, inquinamento, monocolture, parassiti, urbanizzazione, campi magnetici e cambiamenti climatici?

Le api e gli altri insetti impollinatori giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi: il 78% delle specie di fiori selvatici e l’84% delle specie coltivate nell’Unione Europea – tanto per dare un primo dato di riferimento – dipende del tutto o in parte dagli insetti impollinatori, principalmente dalle api. Molti frutti e verdure e probabilmente sparirebbero dalle nostre tavole se la presenza di questi insetti si riducesse drasticamente.

Eppure, la loro sopravvivenza è fortemente a rischio: un piano inclinato sempre più ripido.

La rivista scientifica Biological Conservation ha lanciato un allarme che ha fatto il giro del mondo: il tasso di estinzione degli insetti è otto volte più veloce di quello dei mammiferi, uccelli e rettili. Da una trentina d’anni, il tasso annuale è pari al 2,5%: una corsa forsennata che li potrebbe far sparire entro un solo secolo. Impollinatori compresi: in Europa una specie di api su dieci è a rischio estinzione. In Italia, è l’allarme che lancia la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, “negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200mila alveari”.

Le settimane di caldo anomalo registrate a inizio marzo avevano lanciato un ulteriore allarme per il risveglio prematuro di questi impollinatori, ingannati dall’aumento delle temperature.

A sei settimane di distanza e altrettante di lockdown, la situazione farebbe invece ben sperare per il benessere di questi insetti. Il merito, probabilmente l’unico che possiamo attribuirgli, sarebbe proprio del Coronavirus.

Le misure restrittive dei vari Governi dettate dall’emergenza da COVID-19 – che hanno, tra le altre cose, ridotto di moltissimo il traffico e il conseguente inquinamento – hanno aiutato il ripristino dei delicati e tanto preziosi ecosistemi vegetali urbani, complice anche la stagione primaverile finalmente sbocciata.

Anche la sospensione delle falciature avrebbe contribuito a giovare in maniera straordinaria alla popolazione delle api, ma anche di bombi, farfalle, uccellini, pipistrelli e di tutti gli insetti la cui sopravvivenza dipende dalle piante selvatiche.

Sono state proprio le falciature, infatti, ad essere tra le prime attività ridotte, se non addirittura sospese, e gli ecosistemi vegetali urbani hanno iniziato a riprendersi.

Sempre più spesso lo sfalcio delle piante che costeggiano i bordi delle strade vengono avviate già all’inizio della primavera, con la triste conseguenza che i baccelli vengono rasi al suolo prima di poter fiorire. La semplice fioritura indisturbata delle piante selvatiche ai bordi delle strade (le quali possono ospitare fino a 700 specie di fiori!) sarebbe quindi sufficiente a offrire alle api polline e nettare in abbondanza.

Riflettiamo allora su quanto poco basterebbe per migliorare la vita delle api.

In Inghilterra vi sono state delle amministrazioni virtuose che hanno incentivato il ripristino della biodiversità al bordo delle strade più trafficate.

Nel resto del mondo c’è voluto il Coronavirus…

E non dimentichiamo le emissioni – Quattro miliardi e mezzo di persone chiuse in casa. Strade quasi deserte. Industrie bloccate. E aerei a terra. Il confinamento imposto a mezzo mondo a causa della pandemia si sta traducendo in un netto calo delle emissioni di gas ad effetto serra. Secondo l’associazione inglese Carbon Brief, alla fine dell’anno, la contrazione potrebbe essere pari al 5,5%, a livello mondiale, rispetto al 2019. In termini assoluti, il calo dipeso dal coronavirus sarà probabilmente compreso tra i 2 e i 2,5 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2.

Qualcosa di epocale. Ma non basta ancora. Per farci rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Secondo il rapporto Emission Gap dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambente) occorrerebbe fare ancora di più. Se si vorrà limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali, il calo dovrebbe essere ben più importante. Pari al 7,6%, in media, di qui al 2030. All’anno, ogni anno.

Allora, il Coronavirus – nostro malgrado – ha fatto il suo. Ora tocca a NOI

 

 

Please follow and like us:
error20
Tweet 20
fb-share-icon20
error

Seguici anche su Facebook: