Oggi 11 novembre è l’anniversario della fine di quella carneficina che qualcuno ha chiamato Grande Guerra …Cogliamo l’occasione per ricordarvi questo stupendo, profondo, significativo, veemente, furioso testo di Ivano Fossati – IL DISERTORE

 

Grande Guerra

 

 

Oggi 11 novembre è l’anniversario della fine di quella carneficina che qualcuno ha chiamato Grande Guerra …Cogliamo l’occasione per ricordarvi questo stupendo, profondo, significativo, veemente, furioso testo di Ivano Fossati – IL DISERTORE

L’11 novembre 1918, poco più di un secolo fa, alle 6.00 del mattino, nella radura di Rethondes, nella foresta di Compiegne, a nord di Parigi, fu firmato l’armistizio che pose fine alla Prima Guerra mondiale.

Un grande, inutile, sporco massacro.

Diceva Gino Strada: “le guerre le dichiarano i ricchi ma muoiono i figli dei poveri”. E, aggiungerei, poi la politica ci specula.

Vogliamo ricordare la ricorrenza con un fantastico testo di Ivano Fossati: Il Disertore.

 

Il Disertore

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest’altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l’ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand’ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.

Ivano Fossati

 

 

“Il disertore” è un brano francese del 1954 scritto da Boris Vian e da Harold Berg per ciò che riguarda la musica.

Conosciuta nel mondo come “Le déserteur”, la canzone è stata eseguita per la prima volta da Marcel Mouloudji per poi essere cantata dallo stesso Vian e, negli anni, da diversi interpreti internazionali. A portarla in Italia fu Margot, ovvero Margherita Galante Garrone, alla fine degli anni ’50 ancora in lingua francese. Sempre nella versione originale venne eseguita da Adriana Martino, mentre la prima traduzione in italiano è da attribuire a Santo Catanuto, autore e studioso del canto anarchico in Italia.

La prima incisione, invece, in italiano fu del trio francese “The Sunlight” nel 1967. Qualche anno prima, nel 1962, il brano venne tradotto anche da Luigi Tenco ma la sua versione intitolata “Padroni della terra” rimase inedita.

In seguito la canzone venne ritradotta da Giorgio Calabrese, celebre paroliere, ed incisa da Ornella Vanoni nell’album “Ah! L’amore l’amore, quante cose fa fare l’amore!” del 1971.

Sempre in quegli anni, il brano, venne inciso anche da Serge Reggiani e da Achille Millo. Mentre la versione italiana più celebre venne incisa nel 1992, sempre sulla base della traduzione di Calabrese, da Ivano Fossati all’interno del disco “Lindbergh (lettere da sopra la pioggia)”

II testo, in pratica, è il sentito rifiuto, anche a costo della propria vita, di partire a seguito della chiamata alle armi per andare in guerra ad ammazzare i propri simili per delle assurde ideologie o giochi di poteri lontani dalla propria vita reale che, difatto, verrebbe solo danneggiata e persa per sempre per i soli interessi del potere.

Il brano nasce ai tempi della disfatta della Francia nella battaglia di Dien Bien Phu che segna la fine della guerra in Indocina e non venne accolta bene dal potere francese al punto di essere vittima di modifiche del testo originale al fine di eliminare i riferimenti al Presidente prima della totale censura radiofonica.

Diventato un inno pacifista, il brano, divenne un manifesto contro la presenza coloniale francese nell’Algeria che lottava per la propia libertà. In merito al tema della canzone, Vian dichiara: “La mia canzone non è affatto anti-militarista, ma, lo riconosco, violentemente pro-civili”. La vita dell’autore venne segnata da questo brano al punto che, nei suoi lavori successivi, si firmava con uno pseudonimo per evitare ripercussioni politiche fino alla morte che giunse solo 5 anni dopo la pubblicazione della canzone, ovvero, nel 1959 per problemi cardiaci.

Andò ancora peggio al primo esecutore del brano: Marcel Moulodji, infatti, venne esiliato per circa 10 anni dal mondo della musica francese. Un brano, quindi, che ha segnato la storia della musica mondiale ed anche quella della nostra civiltà. Un pezzo di storia francese che grazie, soprattutto, ad Ivano Fossati è diventato patrimonio anche della cultura italiana.

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